Un’analisi laica e pragmatica di Frontiers of Interaction 2010

Il 3 e il 4 Giugno, con mia grande soddisfazione ho partecipato a Frontiers Of Interaction 2010. Era la prima volta che partecipavo a questa interessantissima conferenza, giunta ormai alla sua sesta edizione.

Nella mia immensa immodestia ho voluto condividere con tutti un mio feedback.

Il luogo: L’acquario romano è un posto veramente splendido, ed era stato preparato veramente a modo. Mi è piaciuta più che altro la sensazione di spazio aperto e vivo dentro la città, nel quartiere dell’Esquilino, che è il più multiculturale di Roma. Avevi veramente la sensazione che la conferenza fosse qualcosa di pulsante e libero dentro la città e il paese.

Lo scope e il focus: questo è ahimè un punto abbastanza dolente per quanto mi riguarda. Io, che ero nuovo a FOI, mi aspettavo un evento in cui si parlasse di IoT, Interaction Design, frontiere, appunto, del nuovo mestiere dell’integrazione e dell’interazione (era per questo in effetti che avevo ritenuto opportuno andare a rappresentare Altran). Giunto li, ho trovato che, in realtà, il focus della conferenza si sia onestamente un po’ perso. Si é discusso di vari temi: molto di startup e strategie (cosa che a me comunque interessava), di social patterns, IoT, robotica, tessuti (!) e chiaramente  di interaction (design?).
Altro tema centrale è stata l’innovazione in Italia. Tuttavia la mattinata del Giovedi non mi lasciato grandi spunti, può sembrare strano ma va detto che l’intervento forse più interessante sotto questo punto di vista è stato quello di Brunetta, che ha annunciato un data.gov italiano entro il 2010, annuncio peraltro passato inosservato ai più fuori da FOI, malgrado la potenziale portata.

Riguardo allo scope, devo peraltro dire a onor del vero che, a quanto mi raccontava  Matteo Penzo http://twitter.com/matteopenzo, la definizione dello stesso è derivata da un social event di preparazione e dunque parzialmente “crowdsourced”.
In conclusione: forse sarà stata colpa mia ma sono arrivato li con un idea un po’ diversa da quanto ho trovato.

Speakers: La line up degli speaker e degli interventi era sicuramente interessante. Io ho personalmente apprezzato moltissimo gli interventi di Luke Williams (grandissimo) che ha parlato do strategie disruptive, quello di Roberto Bonzio (Italiani di Frontiera) sull’eredità del movimento hippy nel nostro modo di pensare l’innovazione, quello di Andrea VaccariDigital Sociology (veramente un’approccio geniale). Per il resto alcuni interventi sono stati sicuramente interessanti (ad esempio quelli di Marco Quaggiotto & Wouter Van den Broeck o quello Roberto Siagri) ma non mi hanno, in tutta onestà, trasferito molto: questa però ci tengo a dire che è una impressione più che altro personale, altri partecipanti possono aver apprezzato altri talks.
Alcuni talk li ho trovati non adatti al contesto, in alcuni casi c’era veramente troppo poco da dire (ad esempio io sono molto curioso di sapere cosa ci sia dietro il progetto Lelylan di Andrea Reginato http://slidesha.re/bXJBCE ma dallo speech non è emerso granchè se non la sua passione) o perché erano chiaramente fouri tema (ad esempio quello di Citati di CH3.it).
Sugli speech legati al venture capital in Italia non mi pronuncio, vale quanto riportato sulla stampa qualche giorno fa.

Workshops: i workshop meritano una menzione speciale; sono stati veramente il motore emozionale e di interscambio della conferenza. Io ho personalmente seguito quello di David Orban (le slide le trovate qui): è stata una grande esperienza – David è un vero vulcano – inoltre era la tematica su cui avevo il maggiore interesse, poiché ne vedo un mare di applicazioni anche nel primary business della mia Azienda (Altran Italia) ed era la cosa più in linea con la missione che mi ero dato per la partecipazione. Ho però avuto commenti entusiasti anche sugli altri workshop e, a giudicare dalle urla e dagli applausi, gli darei ragione! ;)

Le Q&A: Troppo brevi le Q&A, pochissime delle domande provenienti dall’audience sono state affrontate, per mancanza di tempo. Emil Abirascid è molto competente e divertente ma non l’ho visto tanto a suo agio in quei dieci/quindici minuti che aveva a disposizione e si è spesso ritrovato a dover fare giusto qualche domanda un po’ estemporanea.

Organizzazione: Al di la dei problemi tecnici che ci sono stati ogni tanto (in particolare con l’eco e i microfoni), principalmente dovuti all’aver attrezzato un luogo non propriamente adatto a conferenze e sicuramente non attrezzabile a dovere, devo dire che l’organizzazione (grandissimo lavoro di Gianfranco Chicco) è stata ottimale: senza questo tipo di supporto penso che i due giorni ipercompressi sarebbero andati fuori schedule ben oltre l’ora e di ritardo accumulata il secondo giorno.

Host: Ho molto apprezzato gli host della conferenza, per la massima competenza che hanno dimostrato ma direi anche per la loro estrema apertura e disponibilità con i partecipanti. Leandro Agrò, Matteo Penzo, Carlo Maria Medaglia sono dei grandi professionisti e innovatori nel loro campo e hanno dimostrato grandissime capacità comunicative: sono sicuro che mantenere un sorriso sulle labbra in ogni momento, in due giorni come quelli, sia stato, da un certo punto di vista, una cosa durissima!
Una nota speciale voglio farla per Riccardo Luna: mi è estremamente piaciuto il modo in cui ha intervistato il ministro Brunetta e Marco Argenti di Nokia, non riservandosi qualche domanda caustica, ma soprattutto, dimostrando una grande competenza nelle questioni tecniche, cosa che, quando si ha a che fare con la stampa italiana non è sempre garantita.

Formato: 16 minuti a intervento non sono molti, ed è facile, soprattutto se non sei uno speaker abituale, andare lunghi (la cosa è successa spesso). C’è stata poca interazione con l’audience (data l’impossibilità di fare domande dirette agli speaker – anche se in teoria bastava twittare su #foi10q).
Un altro problema fondamentale è stato indubitabilmente lo switch pressoché continuo dall’italiano all’inglese. E’ qualcosa su cui veramente auspico che l’anno prossimo si faccia più attenzione. Peraltro dato che l’anno prossimo potrebbe non essere contemplato l’italiano il problema potrebbe non ripresentarsi :|
Al di la della durata degli speech ho trovato molto interessante che la conferenza sia stata data, quasi nella sua interezza, in streaming, pur essendo io tra quelli che aveva pagato un biglietto intero per partecipare. La trovo una cosa democratica e utile e sapere che si sono raggiunti picchi di 3200 contatti contemporanei è un’ottima notizia.
Come detto, ho apprezzato molto i workshops: sicuramente da riproporre nelle future edizioni.
Altra cosa splendida sono state le “Balcony interviews”: divertenti, servivano a staccare un po’ ogni tanto e a dare la possibilità agli speaker di darsi anche un po’ al faceto, oltre che approfondire alcune questioni importanti toccate negli speech.
Una menzione speciale la riserverei anche all musica, sottofondo ideale della conference, grazie a korinami, che ha ricordato il miglior Bracardi al Costanzo Show, con degli stacchetti che ogni tanto andavano a salvare l’atmosfera ;-)
Indimenticabile la battaglia di spade in star wars style.

Spunti: Mi permetto di suggerire agli organizzatori alcuni spunti di riflessione, sui cui voglio dare il mio contributo non richiesto :)
Quest’anno è emerso un fortissimo sentimento, più volte richiamato per esempio da Leandro, di focalizzazione sulle opportunità che questi temi di innovazione rappresentano per l’Italia. Si è parlato di Italia come potenziale polo per l’interaction design e per l’Internet of Things, sulla base della grande storia che questo paese nel design dei prodotti di utilizzo quotidiano. Sono personalmente molto d’accordo con quest’ approccio e credo che il cosiddetto web 3.0, il web delle cose, possa rappresentare una grande opportunità per l’Italia.
Ora, mi chiedo, perché Frontiers, dopo aver portato avanti questo tema, traslocherà all’estero? è qualcosa che non riesco a capire.
Si vuole puntare un’audience diversa? più internazionale? Frontiers ha capito in questi due giorni che l’Italia è una battaglia persa?
Piuttosto io proseguirei sulla strada della dematerializzazione della conferenza stessa, nella sperimentazione di canali differenti e innovativi, vedo Frontiers nel futuro come un’esperienza distribuita geograficamente, che magari si svolga in più luoghi contemporaneamente, uno dei quali sia “essenzialmente” e “peculiarmente” il Web, con contenuti “creati” sul web e discussi nella realtà della conferenza (o meglio delle conferenze). In questo senso vedo Frontiers più che spostarsi all’estero, espandersi all’estero.

In conclusione voglio rinnovare i complimenti agli organizzatori di questa conferenza. Da parte mia sicuramente consiglierò a tutti di partecipare alle prossime edizioni se mi capiterà.

Ci proverò anch’io, sempre che FOI non scappi troppo lontano :)… altrimenti mi accontenterò dello streaming!

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